“Arti Marziali” e Bullismo…

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L’avvento del degrado non è sicuramente un’opzione, inevitabilmente arriva nel tempo, lentamente, inesorabilmente. L’essere umano per sua natura è volubile, superficiale e spesso portato a seguire le mode. Il non arrivare fino in fondo a un percorso, contribuisce in parte al deterioramento e così, anche per le arti marziali è arrivato quel momento. Si è infatti innescata una sorta di decadenza che nel tempo le ha trasformate, offrendo oggi a chi si avvicina a loro, ben poco riguardo al passato e al loro periodo di massimo splendore.
Nella migliore delle ipotesi, sono in molti a confondere un’arte marziale con uno sport da combattimento e questa differenza, è data da una semplice parola: “Tradizione”, che purtroppo viene abitualmente utilizzata a sproposito. Ma cosa c’entra questo con il bullismo e con l’arroganza di chi aggredisce qualcuno senza motivo, con il solo scopo di soverchiare, sminuire, umiliare un altro essere umano?
La Tradizione, quella vera e non la ricorrente pubblicità che appare in eccesso sui vari manifesti di Arti Marziali, messa lì a caso da persone che nulla ne conoscono, usandola solo per attirare più proseliti. Essa è semplicemente un insieme di regole, comportamento e osservanza di valori che oggi non vengono purtroppo mai insegnati. Ci si reca in palestra per perdere peso, mantenersi in forma o imparare a difendersi, per farsi nuovi amici… e la Tradizione? Una marcia in più che spesso manca e che a volte viene abbinata alla “troppa fatica” di fare le cose con coerenza e nei tempi giusti. Un vero insegnante dovrebbe essere realmente preparato, ma questo è difficile per chi è costantemente impegnato otto ore in un altro lavoro (il suo) e un paio di volte alla settimana si reca in palestra vantando il titolo di “maestro”.
Senza voler offendere chi pur avendo certi limiti, insegna con passione vera e si sacrifica perché ama e crede in quello che fa, sarebbe estremamente utile che certi insegnanti avessero un rapporto continuativo con un vero Maestro, che fa solo quello dal mattino alla sera e che potesse influenzare correttamente quanto si insegna pubblicamente in una palestra, ma ciò non accade quasi mai.
Si tende ad effettuare saltuariamente qualche viaggio, magari facendo un po’ di turismo e unendo l’utile al dilettevole, ci si infila in uno stage o in qualche lezione, che puntualmente terminano con le classiche foto di rito, poiché servono prove per sostenere il proprio racconto e dargli enfasi. Tornando poi a casa, si inizia subito a insegnare ciò che si è appreso, senza neanche aver approfondito a dovere e da qui, inizia il decadente degrado.
Il vero problema è che approfondire realmente una qualsiasi attività, diviene troppo difficile, richiede troppo impegno e certamente, la visione distorta della figura di maestro che si ha, sicuramente non aiuta. Questa sorta di turismo marziale che prende la connotazione del “mordi e fuggi”, contribuisce al decadimento nello studio ed è così che le Arti Marziali si degradano, divenendo una questione dove tutto si riduce a un semplice pugno e un semplice calcio.
Inoltre, nella peggiore delle ipotesi, il proprio insegnante di riferimento, potrebbe essere uno che si reca in palestra non per passione, ma per altri motivi di ben più bassa lega. Questo perché certi insegnanti moderni, non avendo avuto un insegnamento classico, sono cresciuti in palestra da allievi di allievi di allievi… senza un vero contatto diretto con una fonte certa.
Per dirla proprio tutta, allo stesso modo in cui si abusa del termine “Tradizionale”, si abusa del termine “Maestro”, ma la verità è ben diversa e non contano quanti anni si sbandiera di essere stati iscritti a una Scuola. Il mondo delle arti marziali è così pieno di insegnanti che vengono chiamati “Maestro”, ma altro non sono che istruttori tecnici, allenatori, coach. E così, morale della favola, di veri Maestri, ce ne sono ben pochi!
Il rapporto con la fonte è essenziale, ma per bere alla sorgente è richiesto impegno e un cammino spesso in salita, a volte irto di ostacoli e molti insegnanti, nonostante non smettano di vantarsi di essere stati inscritti a una realtà per 20, 25, 30 anni, non hanno mai mosso un singolo passo nella giusta direzione in tutto il tempo in cui lodano il loro apprendistato.
In fondo, resta più facile impegnarsi solamente sull’apparenza del “concreto”, dell’aspetto fisico ed è così, che molti si fermano al tangibile materiale e non si evolvono; semplicemente non ne hanno voglia, per questo, entrano in un circolo vizioso al ribasso, fraintendendo il significato di Kung-Fu Tradizionale Cinese, lo interpretano come una pratica che in certi casi è solo combattimento, in altri semplice coreografia estetica.
Un insegnante ha un grande potere, egli è in grado di influenzare l’ambiente circostante e spesso, purtroppo duole dirlo, lo fa negativamente e solo per un interesse personale. Semplicemente oggi esistono moltissimi istruttori, ma pochi, reali Maestri! Come detto in precedenza, quest’ultimo titolo è abusato e chi insegna non lo meriterebbe neanche, poiché un vero Maestro è una persona completamente diversa da ciò che frequentemente viene mostrato in palestra e spacciato per tale.
Si parla di Tradizione, ma forse si dovrebbe spiegare che magari ci si riferisce solamente alla tecnica o alla forma che sono state create anni fa. Si tralascia abitualmente la profondità dei concetti, che spesso vengono ripetuti ai propri allievi velocemente e senz’anima, in un mantra senza senso e del quale non si è mai compresa la reale profondità, tanto da sembrare superfluo.
E cosa dire, di coloro che la prima sera di palestra, mettono in difficoltà i nuovi iscritti ai propri corsi, soprattutto se hanno già praticato qualcos’altro di diverso, creando solamente un clima di sudditanza, per colpa del quale, mai riusciranno a far crescere i propri allievi, negando loro a priori la possibilità di farli diventare quei Maestri del futuro di cui ci sarebbe tanto bisogno, per evitare il decadimento delle arti marziali?
E ora, veniamo al punto: il bullismo, spesso e volentieri, nasce tipicamente da lì e il primo prepotente è purtroppo il proprio insegnante. Per colpa di questo approccio sbagliato, ne deriva una distorsione mentale generalizzata ed è così, che chi si esercita nelle arti marziali, diviene ottusamente colui che pratica l’arte della guerra, nel senso peggiore del termine e inizia a esercitasi stupidamente al combattimento in modo concettualmente e ottusamente “spartano” e senza mezze misure, teso solamente all’aspetto fisico… ma non è colpa sua.
Un bullo è spesso un frustrato, una mezza persona senza temperamento, plasmata in modo errato dal proprio insegnante che agendo in questo modo lo sottomette psicologicamente, rivelando egli stesso la sua natura di insicuro, dato che il suo obiettivo è quello di utilizzare il proprio gruppo solo per nutrire il suo smisurato ego. Tutto questo solo per dare a sé stesso un certo tono e sentirsi importante, ma è solamente un piccolo gallo in un pollaio che non conoscerà mai il mondo al di fuori di esso.
Nella pratica e dopo tanti anni di esperienza, si ha modo di incontrare molti di questi individui; essi coltivano la propria persona in modo distorto e senza distinzione, sono sia occidentali che orientali ma posseggono tutti lo stesso comun denominatore: una presunzione totale! Molti di essi, nonostante le loro iniziali buone intenzioni, non hanno saputo tenere a bada questo aspetto negativo del proprio carattere e inevitabilmente si sono allontanati, non solo dal proprio Maestro o dalla Scuola, ma soprattutto da sé stessi.
Ultimamente, capita spesso di ascoltare dei racconti che si possono catalogare, senza mezzi termini sconcertanti e che conducono tutti alla medesima conclusione: molto spesso, chi esercita la degradante arte del bullismo, si esercita purtroppo nelle “arti marziali”… da porre categoricamente fra virgolette, poiché la bella notizia è comunque la seguente: se un individuo pratica realmente un’Arte Marziale Tradizionale ed è seguito da un vero Maestro, non diventerebbe mai un teppista patentato!
Tanto per mettere i puntini sulle “i” e senza voler tirare in ballo chi si allena nella sua attività, esercitandosi in modo serio e corretto, senza creare problemi a chi lo segue, siamo in grado di affermare che risulta spesso molto facile, che chi pratichi uno sport da combattimento o a volte anche la semplice difesa personale, possa trasformarsi in un potenziale bullo o alimentare lo “spaccone latente” che è in lui. Sono due i fattori negativi che concorrono a tale e deplorevole conseguimento: in primo luogo, la propria e malsana indole, tendente purtroppo al delinquente e a ruota, il comportamento del proprio insegnante con sue distorte aspirazioni da gradasso.
Come spesso il Maestro GUIDOTTI racconta del suo passato, a volte capitava che il suo interlocutore, durante un discorso, non sapendo chi egli fosse, venendo a conoscenza che praticava Kung-Fu, spesso esordisse con la seguente frase, seguita da un sorriso: “Pratichi il Kung-Fu? Allora bisogna starti lontano.” E puntualmente, dopo una breve pausa, arrivava la risposta del Maestro: “No! Bisogna invece starmi vicino, poiché così potrai capire che il Kung-Fu tende a salvaguardare il valore della Vita e non è un’Arte distruttiva…”. A quel punto, il Maestro continuava, spiegando che il disguido nasceva dal falso messaggio, trasmesso dai film che esasperavano solo un concetto di violenza, e concludeva puntualizzando sull’idea sbagliata che tutti si erano fatti, semplicemente perché non erano correttamente informati.
Beh! Ne è passato di tempo da allora, ma le cose non sono affatto cambiate, anzi sono peggiorate e non perché oggi non si possa essere adeguatamente istruiti, bensì ci si è mossi verso la direzione sbagliata. Almeno a quei tempi, erano in molti coloro che non avevano idea di cosa fosse il Kung-Fu per semplice ignoranza, ma non era colpa loro e inoltre, non c’erano tutti i canali informativi di oggi. Eppure le cose non sono minimamente cambiate; come mai?
Un vecchio detto cinese, ripreso da un film moderno ci viene in aiuto: “Non esistono cattivi allievi, ma solo cattivi insegnanti” e anche se questo può non essere totalmente vero, dato che come afferma spesso il Maestro Guidotti completando la frase precedente: “I cattivi insegnanti di oggi, spesso sono stati i cattivi allievi di ieri”.
In conclusione… di chi è la colpa? Di chi insegna senza sapere o di coloro che apprendono, alimentando solo un aspetto limitatamente materiale e tendente al presuntuosamente personale?
Fatto sta che per raggiungere una reale conoscenza, sono richieste delle qualità: non solo Passione, Impegno e del Tempo da dedicare, questo non è sufficiente, dato che senza vera Umiltà e tanta Pazienza non si andrà lontano.
E così siamo giunti a un oggi, strapieno di pseudo-insegnanti che non essendo stati capaci di approfondire l’argomento, dato che quella non era la loro professione, ma un sostanziale ripiego in cui esercitarsi nel tempo libero, si sono fermati sul gradino più basso della loro crescita, costringendo i loro allievi a fare altrettanto. Ci sono insegnanti che pur etichettandosi come tali, non hanno mai smesso di essere “mentalmente” degli allievi e se la tazza resta troppo piena di “se”, di pugni e calci, solo quello si potrà insegnare.
Un vero Maestro, dedica tutto il suo tempo ai suoi studi, ad approfondire e ai suoi allievi. Egli guarda sempre al dopo di lui, a quello che verrà! Ciò che realmente conta è il prosieguo della sua passione e del suo Kung-Fu. Spesso, purtroppo, gli allievi guardano egoisticamente solo a loro stessi. Ecco perché esiste sempre più bullismo… in fondo cos’è un bullo, se non un egocentrico egoista?

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By | 2017-09-28T09:06:51+00:00 maggio 24th, 2017|
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