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F.A.Q. |
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Le vostre domande, potranno essere inoltrate utilizzando l'apposito modulo situato nella sezione "CONTATTI" (voce in alto a destra o clickando QUI) e specificando dettagliatamente i campi richiesti.
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| Esistono in PUGLIA Scuole o Insegnanti da voi riconosciuti? |
| La nostra risposta (e senza incertezze) è un categorico e lapidario NO!
Del resto basta guardare in seno alla nostra sezione relativa alla T.K.F.A., non c’è niente in Puglia! Né nostre Scuole, né insegnanti… niente di niente.
Per chiarezza: nessuno è mai divenuto insegnante in seno alla Traditional Kung-Fu Association in quella regione. Se qualcuno usa (aggiungiamo “impropriamente”) il nome del nostro Maestro e della nostra Scuola, lo fa abusivamente e solo per avere una meschina referenza che fa comodo...
Sarebbe interessante avere dei nomi concreti e relativi indirizzi, in modo che possiamo provvedere a regolare di conseguenza e nelle opportune sedi certe falsità.
Niente altro da aggiungere su questa (come sempre) patetica vicenda! |
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| Esistono altri insegnanti italiani, oltre al vostro Maestro, che hanno mai studiato direttamente con i Maestri cinesi che appaiono nel vostro sito? |
| Recentemente abbiamo ricevuto una e-mail dove ci veniva chiesto se altri insegnanti italiani (soprattutto qualcuno del Lazio), oltre al nostro Maestro, avevano mai avuto il privilegio di studiare direttamente con Maestri del calibro di Shifu Kwong Wing Lam, Shifu Brendan Lai, Shifu Yu Hai, Shifu Lin Zhong Wei, Shifu Sun Jian Yun (visto che certi nomi appaiono riportati nei loro siti e non si capisce bene)...
La nostra concisa e semplice risposta è un categorico NO!
Nessun altro Maestro italiano né tantomeno qualcuno di tale regione (il Lazio), ha mai avuto la fortuna di prendere lezioni direttamente da uno dei suddetti insegnanti!
A scanso di equivoci, riportiamo quanto segue: nel Lazio e precisamente a Ladispoli (RM) e Bracciano (RM), ha operato una nostra Scuola per qualche anno e precisamente dal 1997 fino agli inizi del 2004, nulla a che vedere con i “contatti diretti” tanto sbandierati...
…E aggiungiamo che aver trascorso degli anni nella nostra Scuola, non equivale ad avere come insegnante il nostro Shifu. Dato che in molti si fregiano del titolo di “allievo diretto” a sproposito, ma il nostro Maestro certi individui, lo hanno visto solo a qualche stage o qualche lezione.
Abbiamo avuto modo di osservare le classiche foto (esibite come prova)… “rubate” a qualche stage (grazie alla cortesia del nostro Maestro e molte volte a sua insaputa, a volte manipolate, ritagliate o modificate ad arte). Esse non provano certo nulla, solo un’evidente malafede e protagonismo di chi ambiguamente le usa.
Ogni volta che questi Maestri famosi sono venuti in Italia, sono stati ospiti del nostro Shifu ed hanno passato con lui tutto il tempo della loro permanenza, così come ogni Maestro Tradizionale farebbe con il proprio studente. Ogni volta che il nostro Maestro è stato in Cina o negli Stati Uniti, solo lui ha preso insegnamenti diretti da loro e nessun altro.
E’ vero che durante tali soggiorni siano stati organizzati degli stages dove allievi della nostra Scuola hanno partecipato (sempre grazie al nostro Maestro) ed è anche vero che qualcuno ha accompagnato in qualche viaggio il nostro Maestro… (ribadiamo la parola “accompagnato”). Visti gli sviluppi, ci rendiamo conto che il meschino scopo di certa gente, risulta solo quello di “sembrare più di quello che in realtà si vale (o si è studiato)”!
C’è un sottile disegno nel porre in bella vista nel proprio sito e a caratteri cubitali, il nome del nostro Maestro e quello di coloro che l’hanno istruito… Naturalmente lo scopo è avere più visibilità scalando le classifiche dei vari motori di ricerca sfruttando il nome del proprio ex-caposcuola oltre ad annessi e connessi. La tecnica è sempre la seguente:
A voce (e da lontano) si denigra il nostro Maestro, sminuendo il suo lavoro e la sua persona, usando sottigliezze e discorsi ad arte (e qui scusate ma ci viene proprio da ridere...) con chi si viene a contatto, ma nel proprio sito, le cose cambiano… si usa tutto ciò che serve per il proprio tornaconto e soprattutto per scalare i motori di ricerca! Quindi il nome del nostro Maestro e dei Maestri legati a lui fa comodo. Certa gente, quando era nella nostra Scuola, avrà visto si e no il nostro Maestro un paio di volte l’anno, dato che erano allievi di suoi allievi e solo nell’ultimo periodo della loro permanenza presso di noi la loro frequenza si era fatta un po’ più assidua (una o due volte ogni tre mesi)!
Nella nostra realtà le cose vengono da sempre fatte seriamente e se qualche individuo non corrisponde soprattutto agli standard morali richiesti, viene “costretto” ad andarsene! Ciò crea sempre delle inimicizie (non certo da parte nostra), soprattutto nei primi anni seguenti al distacco. Si tende quindi a parlar male della propria ex-realtà per ripicca, invidia e quant’altro, sparando enormi e colorite cavolate. Col tempo, quest’assurda “crociata” si trasforma, e si scopre dall’esterno la reale portata del nostro ShiGung, di quanto egli sia in alto nella classifica di ricerca del Web e soprattutto nel Kung-Fu. Quindi, per farla breve, dopo aver abbondantemente denigrato negli anni il Maestro, si inizia ad usare il suo nome (che prima non veniva neanche riportato nel proprio sito), magari in maiuscolo… Così si scalano meglio le classifiche nei vari motori di ricerca e anche per creare una sorta di “confusione”, così che i “KungFu-nauti” internettiani facendo una determinata ricerca su qualche motore telematico e che riguarda il nostro Maestro e gli altri sopra nominati, potranno essere deviati (guarda caso), anche sulle pagine di chi col nostro Maestro e la nostra Scuola non c'entra un fico secco. MA CHE BELLA FACCIA TOSTA…!
Questo purtroppo è il mondo attuale in cui viviamo. Per fortuna c’è ancora qualcuno che chiede informazioni che ci danno l’opportunità di spiegare come stanno realmente le cose.
Internet nacque con lo scopo di informare, approfondire e unire persone di ogni nazione nei comuni intenti e nella comune passione. Col tempo e paradossalmente nelle mani di certa gente, la Rete si è trasformata in uno strumento di disinformazione o “informazione distorta” che serve a miseri scopi personali.
A questo punto del discorso ci viene in mente il nostro Maestro. Quando qualcuno lo informa di questi fatti, fà “spallucce” e dice…:
“Ognuno ha il Maestro che si merita! |
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| Da molto tempo non appaiono articoli riguardanti ShiFu Guidotti sulle riviste di settore. Sarà possibile in futuro che si possa leggere qualcos’altro? |
| Anni fa, ShiFu Guidotti scrisse molti articoli per le varie riviste di settore. Pezzi interessanti che hanno riscosso un notevole successo, premiando il lavoro del nostro Maestro che ha dedicato la sua vita allo studio del Kung-Fu Tradizionale Cinese. In seguito, il Maestro scelse di sospendere la pubblicazione di suddetti articoli per varie ragioni. In primo luogo egli voleva dedicarsi solo all’insegnamento ed alla crescita della sua Scuola e dei suoi allievi, inoltre molte riviste hanno o si sono trasformate nel tempo in una natura prettamente commerciale e tendono esclusivamente ad essere un mezzo pubblicitario per i “propri prodotti”, inoltre esse pubblicavano di tutto e di tutti (purtroppo anche di personaggi e realtà scadenti). Il nostro Maestro non è mai andato d’accordo con questa tendenza e decise (insieme a noi) che si potevano trovare altre strade per diffondere il Kung-Fu, soprattutto era per lui importante non confondersi con tali personaggi, (come dimostrato dall’attuale evoluzione dell’Arte Marziale Cinese praticata da certi “maestri”). Si scelse quindi di pubblicare libri (Mediterranee), Dispense didattiche e video didattici (Medusa Home Entertainment), dato che attualmente, chiunque può scrivere un “pezzo” in una rivista (facendo spesso una sorta di “copia e incolla”) e non certamente per merito… basta trovare la “strada giusta”!
Non fa quindi più “notizia” apparire su una rivista di settore! Francamente per noi, rappresenta la semplice normalità di chi cerca di espandersi ulteriormente.
Da oltre trent’anni, la nostra Scuola è presente concretamente sul territorio nazionale. Abbiamo scelto come linea da seguire il contatto diretto con le persone e il confronto costruttivo con chiunque sia realmente appassionato. Non ci interessa la cassa di risonanza che si potrebbe ottenere pubblicando articoli in una qualsiasi rivista commerciale di settore.
Se un giorno le cose dovessero cambiare e sul mercato dovessero apparire una nuove pubblicazioni, che intendano diffondere lo spirito delle Arti Marziali Tradizionali con vera cognizione di causa, saremo sicuramente i primi ad aderire concretamente! |
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| Il Mi Zhong è divenuto di moda? Questo stile desta oggi interesse! Rispondiamo così alle varie E-mail che ci pervengono. |
| Il Mi Zhong (Mi-Tsung, Mi Tsung-I, MyJhong Lohan), è uno degli stili più antichi di Kung-Fu cinese tradizionale. Il suo significato è arte o stile del “labirinto”, divenuto famoso anche grazie al gran maestro Huo Yuan Jia (Huo Yuen Chia), che fondò la Jing Wu Men (Chin Woo Athletic Association) nella Shanghai dei primi del novecento.
Il Maestro Huo era un uomo di spiccata moralità, e durante la sua pur breve vita, divenne uno di quegli insegnanti che hanno lasciato una indelebile traccia nella storia del Kung-Fu tradizionale cinese. La sua principale dote, oltre naturalmente ad una grande abilità nelle arti marziali era la “Tolleranza”, ed il suo modo di praticare Kung-Fu era unico. Divenuto famoso per aver sconfitto molti avversari, non è mai stato battuto da nessuno ed ha lasciato dei profondi valori da seguire. Il nostro Maestro, si ispira da sempre ai suoi insegnamenti, avendo avuto modo in gioventù di cimentarsi nello studio di alcune sequenze di questo prestigioso stile. Attualmente, nel suo paese d’origine, esistono varie versioni di Mi Zhong; ma tutte, pur annoverando al loro interno differenti sequenze, seguono gli stessi capisaldi e gli stessi principi. Oggi il Mi Zhong è divenuto di moda e suscita curiosità… questo grazie anche a “Fearless”, l’ultimo film interpretato da Jet Li e che fra poco uscirà nelle sale cinematografiche italiane. Speriamo solo che dopo la sua uscita, non nascano come funghi “esperti” di questo stile, dato che finora, a parte il nostro Shifu, qui in Europa, non abbiamo mai visto nessun altro praticarlo. |
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| Si sente parlare di “Etica Marziale” ma oggi è applicabile questo atteggiamento? |
| Mo Dak (cantonese)… Wu De (mandarino)… sembrano due parole diverse, ma in realtà esprimono lo stesso identico concetto: “ETICA
MARZIALE”!
Questa virtù molto spesso trascurata, sarebbe la prima cosa che un praticante dovrebbe comprendere e sforzarsi di applicare. Il Wu
De è sempre stato un atteggiamento presente in molti campi, soprattutto in quello marziale. Una bella dote… se uno la possiede! Ma
che purtroppo oggi viene usato solo quando torna comoda. Soprattutto dopo che si è sempre parlato sempre male di altre realtà
(facendo anche nomi e cognomi ai propri allievi).
Funziona in questo modo:
Per acquisire credibilità si tende a parlare male di altre realtà… nel momento in cui gli altri (stufi del tuo ossessivo e
ripetitivo atteggiamento che perdura nel tempo) cominciano a parlare di te (sicuramente non bene), allora si tira fuori il Wu De!
A parte la rima… una Virtù così importante non può essere relegata ad una semplice azione di comodo, ma coltivata ogni giorno
nella propria realtà. La Jing Wu Men (conosciuta da molti come Chin Woo Athletic Association) fondata nella Shanghai del secolo
scorso, era focalizzata su questo concetto ed è per questo che molti insegnanti si riunirono sotto la sua bandiera nel rispetto
reciproco per diffondere la cultura delle arti marziali cinesi attraverso l’insegnamento di vari stili. La nostra Scuola è
ispirata proprio a questo principio di scambio e di rispetto espresso pienamente dall’ideogramma che tradotto significa
“Moralità”! Il rispetto per un’altra realtà, anche se non è la tua è fondamentale per una universale crescita del Kung-Fu. Il
mondo delle arti marziali… come molte cose della società di oggi è avvelenato da atteggiamenti sconsiderati e soprattutto da
grandi chiacchiere su “tizio e caio”.
Il nostro Maestro ci insegna che le parole “sono come acqua che scorre sulla pelle, lasciandola intatta”. Siamo abituati a
convivere con esse, belle o brutte che siano, soprattutto perché coloro che sbandierano tanto l’Etica Marziale solo in situazioni
di comodo, si fermano solo alle parole e non vanno mai oltre; non potrebbero dato che dovrebbero rispondere di troppo false
chiacchiere.
Sicuramente manca una buona dose di moralità in tutto ciò! Ci viene chiesto cosa ne pensiamo del Wu De la risposta è che noi oltre
che pensarne qualcosa, applichiamo il Wu De costantemente nella nostra vita o almeno ci sforziamo di farlo. La Tolleranza, altro
concetto caro al nostro Maestro ci accompagna ogni giorno, a volte è molto difficile esserlo, soprattutto quando si sentono
assurdità e molto spesso chi parla neanche conosce ma apre bocca solo per aver sentito dire!
In ultima analisi, invece di fare proclami sul Wu De o Mo Dak magari traducendo articoli di alcun altro che ne parla e facendo
l’esatto contrario, non sarebbe meglio essere capaci di applicare realmente tale virtù nella pratica di ogni giorno, attraverso la
tolleranza ed il rispetto nei confronti degli altri?
Solo così, un semplice concetto può diventare realmente un modo comportamentale effettivo, uno stile di vita. Allora non avremmo
bisogno di parlarne… basterebbe andare a conoscere chi possiede tale dote e la applica per saperne di più ed imparare come usarla! |
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| Non è controproducente praticare oggi più stili? |
| In genere fa questa affermazione chi ne pratica uno solo e senza fare inutili polemiche, praticarne uno o diversi è una semplice questione di scelta! Possiamo dire che esistono buoni praticanti che praticano più stili e cattivi praticanti che ne seguono uno solo (come può essere vero anche l’esatto contrario). E’ nato prima l’uovo o la gallina…? E’ meglio questo o quello stile?... Sono le domande che tutti noi praticanti ci facciamo ogni giorno, ma che probabilmente non troveranno mai risposta! Comunque noi proviamo a dare la nostra e a questo proposito facciamo osservare che bisognerebbe prendere atto di una semplice e sostanziale verità! Non è importante quale stile si pratica o quanti se ne insegnano. E’ chiaro che non conta il sistema o la quantità! Ciò che conta è l’uomo, l’insegnante, il Maestro! Il resto è un contorno e una questione di libera scelta! Se qualcuno pone l’accento su tali questioni avrà sicuramente i propri interessi personali nel farlo e probabilmente non vanno nella direzione giusta! Possono essere vari i motivi che inducono alla scelta di un singolo stile, primo fra tutti la mancanza di tempo! Qui in occidente, quasi tutti praticano o studiano Kung-Fu dopo aver esercitato la propria professione. Non c’è nulla di male in questo, anzi: persone che dopo otto ore, a volte di duro lavoro si recano nelle palestre per sudare ulteriormente ed impegnarsi nella pratica sono da ammirare! Noi, come Scuola pensiamo che praticare più stili non sia controproducente se fatto nella giusta maniera, e soprattutto se il praticante ha tutto il giorno per studiare la materia in questione (parliamo di un Maestro a tempo pieno). E che male c’è apprendere da un vero Maestro sequenze di altri stili che ne completano uno basilare? Naturalmente disapproviamo anche coloro che apprendono suddetti vari stili di sana pianta da video, dvd o materiale didattico in genere! Questa pratica molto in uso oggi deriva spesso dal fatto che il proprio Maestro è lontano (magari oltre oceano) e lo si vede una o due volte l’anno e non avendo l’esperienza necessaria e soprattutto innumerevoli anni di studio alle proprie spalle, si opta per questa strada, che noi non condanniamo ma sicuramente disapproviamo, ribadendo che i supporti didattici servono solamente per ricordare ciò che si è concretamente studiato nel corso degli anni! Uno studio del Kung-Fu aperto a 360°, in arricchimento al proprio stile di appartenenza, aiuta il praticante ad evolversi in più direzioni, a non rimanere schiavo di un unico modo di muoversi e reagire, soprattutto insegna a padroneggiare il proprio corpo attraverso l'uso di movimenti apparentemente diversi fra loro e a coltivare la propria flessibilità mentale e fisica. Ogni stile di Kung-Fu è stato creato da un Maestro che ha usato le proprie esperienze accumulate durante il suo tirocinio. Questa conoscenza è stata poi fusa in vari movimenti e concetti, dai quali deriva lo stile. Ogni sistema però, derivando da persone in carne e ossa, non può essere perfetto, né tanto meno completo e non può fornire tutte le risposte (la perfezione non è purtroppo di questo mondo)! Inoltre è assodato che gli stili tradizionali una volta non contenevano tutte le forme che oggi invece fanno parte del bagaglio tecnico dei vari sistemi. Pensate che alcuni stili hanno oggi un curriculum di forme che allo stato attuale conta quasi 200 sequenze... Solo uno sciocco potrebbe credere che esse derivino dal suo fondatore! La cosa è impossibile, dato che per apprendere nel modo tradizionale (che non supera lo studio al massimo di due sequenze complete l'anno) e facendo un pò di conti, anche il più duro in matematica arriverebbe alla conclusione che occorrerebbero almeno un centinaio d'anni per studiare tutto il sistema! Figuriamoci il metterlo a punto… La questione è un’altra e molto spesso viene taciuta! In Cina, chi creava un nuovo stile, amalgamava fra loro gli insegnamenti acquisiti e la codifica, non superava le 5 sequenze, al massimo in casi eccezionali poteva arrivare a una decina! Questo lavoro, veniva puntualmente ampliato, rivisto e modificato nel corso della vita del fondatore. Di seguito i suoi seguaci, divenuti a loro volta depositari e maestri dello stile, aggiungevano in base alla propria esperienza maturata anche in altri stili, tecniche e forme. Molto spesso i vari Maestri erano amici fra loro o lo diventavano per una questione di rispetto e stima reciproche e si passavano esperienza e conoscenza senza arroganza e presunzione, arrivando in molti casi anche a scambiarsi i propri allievi! Comunque tutto questo aggiungere, negli anni, ha fatto in modo che alcuni stili abbiano visto aumentare a dismisura il numero delle sequenze al proprio interno. La logica domanda è ora: “Che differenza ci sarebbe nel praticare uno stile che è “multi-stile” o praticarne diversi?”. La differenza c’è e sta nel come si apprenderanno movimenti e concetti! Nel primo caso qualsiasi cosa apprendiate, sarà fortemente impregnata dello stile che l’ha assorbita, mentre nel secondo caso il movimento ed il concetto verranno appresi attraverso l’ottica della sua originaria fonte! Qual è il modo più giusto? Questione di scelta! Praticare più stili può offrire l'opportunità di capire come si è realmente evoluto il Kung-Fu nel corso degli anni, la cosa fondamentale è sempre e solo nell'approfondimento sincero e in una ricerca derivante da passione vera e non da "ottuso arrivismo". Il nostro Maestro pratica Kung-Fu da 40 anni, non sono forse abbastanza per riconoscere il fatto che possa padroneggiare più di uno stile, forse meglio di altri che ne praticano uno da poco tempo e con lezioni "a distanza"? |
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| Sparring: quando serve e quando no nel Kung-Fu? |
| Lo sparring libero o controllato dal proprio insegnante, viene praticato nelle varie realtà marziali occidentali. Esistono comunque vari elementi che possono rendere la sua pratica “costruttiva” oppure “inutile” perdita di tempo.
In primo luogo è necessario fare una distinzione: fra arte marziale e sport da combattimento, tenendo fuori del discorso quest’ultimo!
Una vera arte marziale, non pone l’accento su tale discorso se non dopo un certo periodo di tempo… molto lungo per la verità! E’ risaputo che molte realtà marziali, fanno praticare “sparring” ai propri allievi dopo poco tempo che si sono iscritti. Se una scuola si definisce tradizionale (possiamo fare un’eccezione per il solo Wing Chun), non può offrire tale prematura aspettativa dato che essa non risulterebbe costruttiva per varie ragioni, prima fra tutte che un allievo è immaturo per tale pratica e finirebbe per praticare solo ed esclusivamente le medesime tecniche, derivanti dal suo limitato bagaglio.
Risulta molto più facile in questa fase farsi e fare male (senza scopo) e molti insegnanti usano questo metodo per ottenere subito il “rispetto” dagli ultimi arrivati, instaurando una specie di “nonnismo” all’interno della propria realtà, un circolo vizioso dove se sei il più duro emergi!
Questa moda è stata adottata soprattutto da coloro che avendo uno scarno programma tradizionale di insegnamento o avendo studiato poche sequenze, non hanno altri mezzi per trattenere i propri allievi in palestra (soprattutto i giovani), optano per una scelta più facile e comoda, che richiede solamente impegno fisico.
Si promette “efficacia” a breve scadenza, mentre tutti coloro che praticano seriamente in modo tradizionale, sanno che a volte non basta una vita per ottenere dei concreti risultati.
Il Kung-Fu tradizionale, al di là dei proclami di ogni scuola, deve contribuire a far crescere l’individuo e non solamente dal punto di vista del combattimento, anzi: questa prerogativa và evitata soprattutto all’inizio della pratica, quando l’allievo è ancora immaturo e non in grado di gestire tante emozioni, il più delle volte negative.
In conclusione: chi darebbe mai una pistola ad un bambino?
Se nella propria scuola si parla tanto di moralità, questa linea sarebbe… amorale! Se desiderate praticare qualcosa di veramente tradizionale, evitate quelle scuole che vi propongono subito un approccio al combattimento o estenuanti sedute ginniche, oppure un programma di stile “diluito” in tanto sparring. Puntate su realtà che vi aiutino concretamente nella crescita anche interiore evitando di eccedere in un singolo aspetto che in questo caso, senza un adeguato controllo può creare tanti problemi a “chi le dà” e a “chi le riceve”. Il nostro Maestro ripete spesso che per imparare a combattere bisogna odiare di farlo. Questo detto sposa magistralmente con la filosofia di coloro che hanno creato il Kung-Fu e che non a caso erano dei monaci... rispettati o temuti (a seconda dei casi) in tutta La Cina!
Se invece desiderate uno sport da combattimento, allora ci sono molte realtà migliori di tante che si spacciano per tradizionali e che invece offrono solo delle tecniche, poche forme e molti lividi! |
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| Fut Jeong Kuen è una sequenza che sviluppa l'energia interna? |
| Questa affermazione, allo stato attuale, risulta totalmente errata! Fut Jeong Kuen (Forma del Palmo di Buddha), venne incorporata nel Choy Lay Fut da Wong Gong e fu assorbita dal Fojiaquan (Fut Gar in cantonese) o Stile di Buddha. Nella forma originale (quella dello stile Fo Jia), i movimenti erano stati concepiti proprio per sviluppare tale energia. Il problema è che l'adattamento al Choy Lay Fut ne ha eliminato delle componenti fondamentali, per questo molti credono che la sequenza in questione sviluppi l’energia interna. Esiste comunque una sostanziale differenza fra lo sviluppo dell’energia interna e l’energia esplosiva (Fajing), dato che è proprio quest’ultima la prerogativa fondamentale dell'attuale Fut Jeong Kuen. Naturalmente il corretto movimento Fajing non si limita a qualche scossone delle spalle o del busto ma ha tutt'altra origine. Fra i tipi di energia da sviluppare nella corretta pratica del Kung-Fu Tradizionale il Fajing è quello più semplice da ottenere! A differenza dei veri e propri stili "interni" o di altre forme che sviluppano l'energia interiore del praticante, questa sequenza aiuta essenzialmente lo sviluppo del Fa Jing. Con il vocabolo "jing" (pinyin) "ching" (wade-giles) si intende un tipo di forza differente da quella fisica/muscolare che in cinese si chiama "li". Lo sviluppo del "li" avviene mediante l'esercizio fisico classico mentre lo "jing" si raffina attraverso un tipo di pratica mediante la quale il corpo trasmette l'energia attraverso i propri nodi fino a "manifestarla" nella tecnica. Dei vari tipi di manifestazioni il "Fa" (emissione) e' quello piu' grossolano e meno importante, anche se rappresenta ciò che generalmente interessa molti praticanti occidentali che vogliono mettersi in mostra. Il coclusione la sequenza non sviluppa l'energia interna, e per questo non può essere messa alla pari di forme di altri stili più complesse che generano nel praticante una risposta considerevole a livello di sviluppo del proprio "Qi". |
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| Esistono forme con il ventaglio nel Taijiquan stile Yang? |
| Tradizionalmente il Taijiquan non possedeva alcuna forma con le armi, Chan San Feng era un monaco ed il suo principale scopo era quello di elaborare un sistema che potesse contrastare la durezza dello Shaolin. In seguito a questa idea originaria nacquero i vari stili: Chen, Yang, Wu, Sun (quelli più conosciuti). L’inserimento delle armi nei vari stili parte dai primi del 1800 e fra le armi più ricorrenti vengono annoverate spada dritta (dahn ghim) e sciabola (dahn doe). Solo ultimamente sono state inserite le forme col ventaglio, molto spesso per una questione estetica. Il primo stile ad averne una è il Chen e la sequenza in questione è originaria dello Shandong e viene presentata come coreografia di gruppo in molte esibizioni di Wushu moderno in Cina. Nello Yang, quando il fondatore (Yang Lu Chan) codificò il proprio sistema lo fece prendendo in considerazione i movimenti a mano nuda dello stile Chen. La forma originale è molto diversa anche dalla codifica di 108 posizioni che viene attribuita a Yang Chen Fu, nipote del fondatore. Quest’ultima era anche diversa da come viene praticata oggi, dato che molti spesso la reinterpretano, influenzandone i movimenti con quelli dello stile esterno di appartenenza. Conosciamo di una forma di ventaglio impropriamente inserita nello stile Yang, ma essa non ha nulla a che vedere con Yang Lu Chan o i suoi discendenti. Questa sequenza, possiede solo pochissimi anni di vita e dovrebbe articolarsi in 46 posizioni o forme ma non è stata codificata in Cina. |
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| Quali sono le caratteristiche fondamentali che un insegnante deve avere per divenire Shifu? |
| Soprattutto "Passione"!
Passione per ciò che si pratica, passione nel trasmettere la propria conoscenza ad altre persone, passione di raccontare e di raccontarsi attraverso i movimenti del proprio corpo. E' altresì importante imparare con il tempo a sacrificarsi... Sacrificare se stessi e un pò della propria e personale crescita, affinché altri possano apprendere quello che si è appreso negli anni.
Un'altra importante caratteristica è la "Dedizione"!
Oggi se ne ha sempre meno, e molti confondono la vera dedizione con la dedizione verso se stessi. Di solito funziona così:
Ci si iscrive ad una Scuola titolata, si impara ciò che serve tecnicamente e poi (non subito, ma dopo vari anni), si abbandona la Scuola di appartenenza creando una propria realtà, magari sfruttando abilmente internet e iniziando a parlare con mezze verità della precedente esperienza, iniziando un’azione tesa a denigrare quello che si e fatto prima e osannando l’attuale. Tutto questo perché si opera sullo stesso territorio. Lo scopo è quello di creare confusione e crescere più velocemente sul campo.
Ma tornando alla “Dedizione”, si tratta di dedizione verso l’arte marziale ma soprattutto, una volta che lo si è scelto e valutato(occorre qualche mese per questo e non anni…); al proprio Maestro, colui che ti ha dato i mezzi per essere ciò che sei. Molti tagliano le proprie radici dopo vari anni di pratica sotto lo stesso Shifu e come schegge impazzite si erigono a verità, ma senza una guida continua la loro arte marziale sarà solamente una questione di tecnica e di "aneddoti" sentiti e riportati; un qualcosa di esteriore che nulla avrà a che vedere con la vera Arte Marziale.
Acquisire "Spirito di sacrificio", essenziale per non fermarsi mai di fronte alle avversità della vita che prima o poi si presentano a tutti. Il Kung-Fu è nato per forgiare il carattere del praticante partendo da movimenti tecnici. Le forme, le applicazioni non sono che l'inizio del viaggio!
Nella pratica bisogna essere positivi, avere un buon cuore. Essere una persona positiva è essenziale per farne crescere altre, non si può pensare di insegnare ad essere esempi positivi se non lo si è in prima persona. A questo non bastano le parole o la capacità "seduttiva" di un insegnante, ma sono importanti i fatti e soprattutto il tempo... molto tempo!
Purtroppo, é l'egoismo personale e la sete di notorietà che spesso rovinano il praticante nella sua crescita. Il proprio carattere (ottuso in questo caso), gioca un ruolo fondamentale. L’obiettivo iniziale si trasformerà, fino al conseguimento di un traguardo effimero che col tempo sarà destinato a svanire, come neve al sole.
Le solide fondamenta su cui un istruttore deve necessariamente costruire la propria abilità, devono essere profonde, come le radici di una pianta secolare. Per questo motivo, occorre una vera guida, ma che non sia solo una guida tecnica e soprattutto che sia presente nella vita, il più possibile. In Cina esistono due modi differenti di interpretare la parola "Shifu": uno è istruttore, l'altro è padre. In una famiglia, il rapporto con il proprio padre è continuativo; lo si coltiva ogni giorno dalla nascita. Egli gioca con te, ti educa e all'occorrenza ti rimprovera... un giorno, tuo padre dovrebbe diventare il tuo migliore amico! Dubitiamo che si possa avere un tale rapporto con insegnanti che si vedono solamente una o due volte l'anno, per questo è importante oltre che coltivare un rapporto familiare con il proprio Shifu, essere il più possibile a contatto con lui per divenire Maestri. Soprattutto imparare ad essere umili e lasciarsi forgiare il carattere... Ma quanti oggi sono in grado di lasciarsi guidare? |
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| Come mai nella vostra Scuola si praticano più stili? |
| Praticare un solo stile o più stili è solamente una questione di scelte. Ciò che conta è avere un buon Maestro. Oggi questa disputa è divenuta una “crociata” nel campo delle arti marziali e soprattutto coloro che praticano uno stile asseriscono che praticarne più di uno significa essere superficiali e non approfondire nulla. Coloro che offrono un solo stile, omettono spesso e volentieri di dire che molte sequenze al suo interno, sono state incorporate da altri sistemi e soprattutto che non esiste più solamente l'idea originaria del suo fondatore, dato che attualmente il patrimonio delle sequenze di uno stile è il risultato dell'esperienza di vari maestri, operata nel corso degli anni fino ai giorni nostri. Per questo non c'è alcun problema ad attingere da altri stili… anzi! Di solito i “punti deboli” di uno stile corrispondono ai “punti di forza” di un altro!
L'importante è l'amalgama dei concetti, delle tecniche e della filosofia che muove la corretta ricerca del praticante. Gli stili, sono solamente visioni parziali di un qualcosa che anticamente era un'unica entità. Essi sono la base per arrivare alla originaria libertà d'espressione e di movimento. Del resto, anticamente i vari grandi Shifu, appresi i concetti cardine dello stile scelto originariamente, iniziavano la loro ricerca in un'altro, dedicando la loro vita all'approfondimento del Kung-Fu attraverso tutte le "angolazioni". Una delle prime "ristrutturazioni" fu opera di Chueh Yuan ed interessò lo Shaolin, che a quel tempo era divenuto obsoleto, superato dalle tecniche "morbide" di Wudang e dalla "Mano Lunga" di Tai Tzu, ma in seguito molti si sono cimentati in questo (Hung Tsi Guan, Wong Fei Hung, Chan Heung…). In Cina, non è mai stato un problema attingere a più fonti, perché ciò permette di provare se stessi attraverso le varie differenze.
La tendenza di legare i propri allievi ad uno stile è una moda inserita da alcuni di quei maestri che pur essendo cinesi hanno iniziato il loro studio e poi la diffusione del loro insegnamento qui in occidente; molti di loro sono comunque rimasti legati al concetto originario. La bellezza del cielo notturno è data dal giusto amalgama fatto di un insieme di astri che illuminano la notte, non di una sola, singola luce! |
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| Per poter essere iscritti alla vostra Scuola quali requisiti sono richiesti? |
| Sostanzialmente, la nostra realtà non prende in considerazione l'individualismo. L'obiettivo principale è una comune crescita di gruppo, da noi non sono ben accetti allievi che intendono divenire "protagonisti pro capite", cioè alle spese degli altri, sfruttando l'immagine del nostro Maestro e della Scuola. Se invece, il duro lavoro e il lavorare insieme lontano da invidia e gelosia, sono gli obiettivi comuni, chiunque può trovare la propria dimensione da noi. Soprattutto, è molto importante essere onesti e non puntare subito a riconoscimenti. |
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| Da quanti anni la vostra scuola è presente sul territorio e da quanti anni il vostro Maestro pratica Kung-Fu? |
| La nostra Scuola, la T.K.F.A. (Traditional Kung Fu Association) opera in Italia dal 1978, mentre il nostro Caposcuola (Shifu Guidotti), pratica ininterrottamente dal lontano 1967. |
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