Il MAESTRO mi disse…

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“Quell’andare a piedi verso la Cina, mi caricò di quella trepidazione con cui si va all’appuntamento con chi si ama e non si è visto da tempo…
L’Impero era vecchio, gigantesco e si definiva ancora socialista, ma anch’esso ormai non sembrava che conoscere che un dio: il denaro.”
(Tiziano Terzani)


Ciao Maestro,
ti scrivo dalla cima del Tai’An Shan, la più importante delle cinque montagne taoiste della Cina.

Arrivarci non è stato facile, ho deciso di scalarla dai piedi della montagna, quindi di affrontare tutti i suoi seimiladuecentotrentanove scalini e non prendere una funivia da metà percorso come fanno la maggior parte dei turisti e devo dire che ne è valsa veramente la pena. Appena varcata la porta a inizio percorso mi sono sentito completamente immerso in un altro mondo, quasi come fossi io stesso parte del percorso, mi sono sentito anch’io parte della “leggenda”. Ogni gradino era fatica e soddisfazione, ma, come spesso accade, il viaggio è stato meglio della meta finale.

giovanni_cina_06Perfino qui, su uno dei monti sacri, ho trovato lungo il percorso dei negozi di souvenir attira turisti. All’interno del tempio costruito secondo canoni Feng Shui hanno addirittura aperto un ristorante. È tutto così lontano dal mondo che mi ero immaginato. Sapevo che “grazie” a Mao “il grande timoniere”, ma anche ad altri, la Cina aveva preso il via verso una rivoluzione culturale sul modello Occidentale in questa corsa sfrenata per stare al “passo coi tempi” e sapevo che avevano eguagliato, se non superato, in pochi decenni la nostra rivoluzione industriale durata secoli, ma non mi aspettavo che avessero perso così le loro origini. Inizio a pensare sia il consumismo a condurre verso l’abbandono delle tradizioni, come accade anche da noi in fondo… e come forse sta accadendo anche al Kung Fu.

E qui, Maestro, ecco il vero motivo di questa mia lettera. Ieri è avvenuto il mio incontro con una scuola locale di Kung Fu e le cose non sono esattamente andate come speravo. L’edificio si trova fuori città, a una quarantina di minuti d’auto, al di là di una cava da cui i cinesi staccano pezzi di roccia del monte sacro per poi venderle con stampati sopra massime di filosofi cinesi. Appena arrivato i maestri mi hanno mostrato i dormitori, gli uffici e la palestra e mi hanno presentato ad una decina di ragazzi, per lo più provenienti dal Canada e dall’America, al momento allievi della struttura, io ho fatto il servizio militare lo sai, beh, dava una vaga idea. Mi è stato spiegato che gli alunni cambiano spesso, secondo loro un mese è più che sufficiente per imparare tutte le basi e dopo un anno puoi aprire un corso nella tua città.

giovanni_cina_08In seguito sono stato condotto nel piazzale dove avevano preparato delle dimostrazioni in mio “onore”: un’ora buona, di pura ostentazione di bravura. Durante una di queste esibizioni un maestro anziano per mostrare quanto fosse capace nelle tecniche di rottura e nel Qi Gong energetico ha messo su un “circo” un po’ particolare facendosi spaccare addosso pietre, facendosi dare delle martellate sulle tibie e in testa e così via.

Già a quel punto avevo capito ma ormai ero lì e volevo concludere quella esperienza. Finito il tutto, mi hanno chiesto se volevo fare l’esercizio Tui Shou con uno dei maestri anziani. Io, ingenuo, che non vedevo l’ora di potermi confrontare, ho subito accettato e sono sceso verso il centro della piazza. Immediatamente ho notato che il maestro si era messo in posizione di guardia, stranito mi sono girato verso il traduttore e gli ho chiesto il motivo visto che l’esercizio era puramente tecnico e lui mi ha risposto che io avrei dovuto colpirlo e che lui mi avrebbe parato, “punch him! any time, any moment”. A me non interessava fare del combattimento, ma non ho fatto in tempo a dirlo che il maestro mi stava già attaccando con un calcio, l’ho parato d’istinto con le mani, ma subito dopo lui mi ha tirato un pugno in pieno viso.

Io, Maestro, abituato ai nostri allenamenti, ingenuamente ho pensato si fermasse prima di colpirmi, ma una volta resomi conto che così non sarebbe stato, ho tirato indietro la testa un istante in ritardo e così mi ha colpito sul labbro. Nonostante questo il maestro continuava a incalzarmi e a tirarmi dei colpi che io istintivamente paravo e schivavo indietreggiando continuando a parlare con il traduttore. A quel punto ero ormai parecchio agitato, non ero lì per quello, avevano travisato tutto, io volevo creare un’amicizia, una possibilità di scambio di conoscenze, non riuscivo davvero a capire. Giusto il tempo di tentare di tranquillizzarmi e il maestro si era rimesso in posizione di guardia e il traduttore mi ripeteva di colpirlo. Al che, sbagliando, ho provato a stare al loro gioco e gli ho tirato un calcio tranquillo, solo per vedere con che mossa mi rispondeva, ma lui ne ha approfittato per afferrarmi la gamba ed io, cercando di fare una spazzata, sono caduto a terra e, a quel punto, lui ne ha approfittato continuando a colpirmi dall’alto.

giovanni_cina_02Combattimento finito. Il maestro anziano si è rialzato ed è andato verso “gli spalti” esultante ed è stato in quel momento, lì, steso per terra, che ho capito quello che volevano e quello che avevano ottenuto. Volevano dimostrare che erano più forti, più bravi, nessun confronto, nessun’imparare l’uno dall’altro, volevano umiliare quell’occidente da me rappresentato che tenta di capire e carpire la loro arte. Non si sono nemmeno resi conto che anche loro, così facendo, l’hanno ridotta e sminuita a semplice sport da combattimento, ma dov’è finita l’arte di cui ci parli spesso tu Maestro? In ragionamento di questo, quando mi hanno chiesto se volevo far vedere qualcosa del Kung Fu che conoscevo io, ho deciso di fare una forma tradizionale dello stile della mantide, Bong Bo Kuen. Ho tentato di trattenere rabbia ed emozione del momento e ho fatto del mio meglio. Volevo portare su quel piazzale alcuni dei tuoi insegnamenti, volevo sostenere come il Kung Fu non si basi affatto su forza e potenza, ma, al contrario, su armonie ed equilibri, spero che qualcuno abbia colto, anche solo per un istante…

Finito il tutto mi hanno accompagnato in sala riunioni e solo lì mi hanno chiesto il motivo della mia visita, solo a giornata conclusa. Io pensavo di essere stato chiaro quando li avevo contattati mesi prima di partire e invece, sul posto, mi sono reso conto che loro non erano affatto interessati a scambi culturali, volevano solo che io portassi lì i miei allievi in modo che potessero imparare da loro il “vero Kung Fu” e hanno iniziato a elencarmi tutto il prezzario. Io ho ringraziato, salutato e sono risalito in auto.

giovanni_cina_07Mi avevi avvertito, lo so, ma io sono uno che ha bisogno di sbatterci la testa, o il labbro, nelle cose. Me lo dicevi che il Kung Fu sta morendo in Cina, che resta forse solo in piccole realtà e non in scuole come quella che ho visitato io dove in un solo mese pretendono di darti l’abilitazione per tecniche particolari. Mi era così difficile credere che la cultura che ho sempre apprezzato stesse via via scomparendo, che perfino il Kung Fu nella sua stessa casa d’origine fosse ormai diventato una mera questione di soldi. Mi sono dovuto ricredere.

Un viaggio non è un viaggio se non ti apre la mente e ti scompiglia le idee, ho sbagliato, ma sono convinto che chi è ossessionato dalla vittoria limita le proprie capacità, bisogna accettare di perdere mille volte se si vuole apprendere davvero e io torno a casa da viaggiatore con tutti i miei pensieri da rimettere in ordine, ma con la consapevolezza di aver perso e da lì ricominciare tutto da capo.
Non vedo l’ora di poter parlare con te di tutto questo faccia a faccia, magari dopo uno dei nostri allenamenti che ora apprezzo più che mai, è triste pensare che i ragazzi all’interno di quella scuola probabilmente non avranno mai una guida come te o non verranno mai a conoscenza di una realtà come la nostra.

Saluti da questa montagna che comunque conserva una vista eccezionale su di un paesaggio da togliere il respiro.

Giovanni.

P.S.: Durante questo mio viaggio ho affrontato una lettura consigliata da un’amica “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani, reporter di guerra italiano, innamorato della Cina, che ha vissuto e viaggiato per anni in essa. È stato assurdo avere di giorno determinati pensieri e la sera ritrovarli tutti nero su bianco scritti da una penna sicuramente migliore della mia. Ti lascio con una citazione che descrive perfettamente le mie sensazioni.


“Quella cinese era una civiltà che aveva inventato un suo modo di scrivere, di mangiare, di fare l’amore, di pettinarsi; una civiltà che per secoli ha curato diversamente i suoi malati, ha guardato diversamente il cielo, le montagne, i fiumi; che ha avuto una diversa idea di come costruire le case, di fare i templi, un’altra concezione dell’anatomia, un diverso concetto di anima, di forza, di vento, d’acqua; una civiltà che ha scoperto la polvere da sparo e l’ha solo usata per fare fuochi d’artificio invece che proiettili per cannoni. Quella civiltà oggi cerca solo di essere moderna come l’Occidente, vuole diventare come quell’isolotto ad aria condizionata che è Singapore; produce giovani che sognano solo di vestirsi come rappresentanti di commercio, di fare la coda davanti ai fast food, di avere un orologio in quarzo, un televisore a colori e un telefonino portatile. Non è triste?”

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By |2016-11-03T09:23:21+00:00Novembre 3rd, 2016|
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