Uscire fuori dal seminato…

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Hong Kong, protettorato inglese, fine degli anni 40, siamo nella via più famosa dove erano localizzate le palestre di Kung-Fu Cinese della città e una delle frasi più ripetute dai grandi Maestri tradizionali del passato che passeggiando osservavano quelle insegne, era la seguente: “…le Arti Marziali Tradizionali, si sono ridotte solo alle insegne presenti in questa via…”.

Si sa, la pubblicità è l’anima del commercio e le Arti Marziali oggi, sono andate ben oltre le insegne di quella via, si sono diffuse nel mondo e sono divenute un business a volte esagerato, spesso scadente. Ne hanno fatto le spese gli stili più diffusi, quelli che diventano “di moda” pagando a caro prezzo, in termini di tradizione e purezza: tutta colpa di un’incontrollata e caotica diffusione, senza dimenticare i tanti appassionati che per colpa di gente senza scrupolo ha visto la propria passione affievolirsi e spegnersi nel tempo. Quando la noia viene superata e con tutte le buone intenzioni, non ci si ferma alla classica palestra sotto casa ma si inizia a ricercare qualcosa di più concreto, iniziano i veri problemi. Questo perché la ricerca di un vero Maestro è diventata sempre più difficile e la gente è confusa, soprattutto sono in molti a fregiarsi di questo titolo, spesso senza averne le reali qualità: morali, educative, filosofiche, tecniche, formative.

Da quegli anni, molte cose sono cambiate e allo stato attuale, il degrado e il conseguente peggioramento sono in estrema evidenza. I fattori che concorrono sono molteplici, ma fra quelli più importanti ne ho individuati un paio che sicuramente contribuiscono in modo consistente e che porteranno alla rovina le arti tradizionali.

Siamo così “bombardati” da informazioni, notizie e quant’altro di elettronico entra nelle nostre vite. Non abbiamo più tempo di guardarci dentro, migliorare e crescere a volte lavorando anche duramente su noi stessi. Internet, per quante cose positive possa avere, molto spesso allontana le persone divenendo sempre più terreno di scontro e frustrazione. Se a questo, aggiungiamo la moda odierna del “prendere un po’ dove capita”, senza mai seguire una Via fino in fondo, si comprende come si può essere arrivati a tanto e non mi riferisco solamente al campo del Kung-Fu Tradizionale Cinese.

Oggi è in voga infatti un mix di Arti marziali e altre attività che spaziano dalla scrittura, yoga, disegno, origami, corsi di inglese e perché no… potremmo anche aggiungere cucito, merletto e ricamo. Non manca proprio nulla all’inventiva di certi proprietari di palestra che per cercare così riempire i propri corsi, utilizzano parole come “benessere”, “armonia” e anche “paghi uno e prendi tutto”… bisognerebbe aggiungere un vocabolo però per essere onesti e la parola è “superficialmente”.

Ed è in questo modo che piano piano, si contribuisce a far sì che le arti marziali, quelle tradizionali, perdano la loro identità e il loro patrimonio culturale millenario, che oggi è alla distorta mercé di moderni manager di palestra che nulla hanno a che fare con tradizione, filosofia e storia. Le palestre oggi, sono come quei grandi centri commerciali, dove ognuno di noi perde ogni giorno, un po’ della propria identità e dove spesso si acquistano cose che magari non servono affatto, ma sono lì, in sconto e a prezzi stracciati.

La mia personale opinione, dopo un cinquantennio dedicato allo studio del Kung-Fu è la seguente: confondendo e creando iniziative senza senso e solo per business, con il compiacente aiuto di persone che tutto sono tranne che validi insegnanti si contribuisce allo scadimento del patrimonio marziale. Confondere il Kung-Fu Tradizionale con i centri benessere o l’utopia di quelli olistici e le aziende vinicole… ma cosa c’entra il modello classico di studio con tutto questo? Sotto la dicitura marziale e quella del benessere, si nascondono le solite insidie ed è così che fra un corso di ricamo e un altro di origami, magari si trova anche il tempo per “credere di praticare” QiGong, TaiJi, si apprende a tirare un pugno e un calcio, imparando perfino a difendersi fra un punto rovescio e uno dritto.

Sarebbe interessante chiedere ai Maestri di Kung-Fu del passato, qual è il loro pensiero riguardo ciò che accade oggi e di tutti questi multi-corsi senza senso. Il significato di tutto ciò? L’interesse commerciale è forse il più gettonato e la crisi che ha colpito il nostro mondo, ha contribuito a spingere verso questa direzione molte persone che aiutano a svalutare, ciò che invece andrebbe coltivato seriamente ed è così che siamo arrivati alla frutta e ormai non è più solo un modo di dire.

Quando fra Maestro e Allievo si frappone la figura del proprietario di palestra che interviene in tutto senza avere spesso nessuna voce in capitolo, soprattutto perché il suo compito dovrebbe essere limitato solamente alla gestione pratica del suo locale e degli orari, risulta difficile fare bene il proprio lavoro con i propri allievi. Quando si incontrano personaggi del genere che magari credono di sapere, assecondati da insegnanti che pensano solo al loro interesse e non a quello degli allievi, tutto cambia e le arti marziali affondano, si consumano e molti smettono di praticarle.

Chi sarebbe tanto insensato da praticare qualcosa che ha solo una parvenza dell’originale, mischiato con altre cose e che non potrà mai essere approfondito a dovere? Si sa che un prodotto scadente costa poco e se si parla di qualità le cose cambiano poiché un qualcosa di valore, ha richiesto impegno, ricerca e regole da seguire. La ricerca approfondita ha un prezzo molto alto, ma chi studia superficialmente una cosa, sembra non saperlo… più probabilmente fa finta di non sapere.

Certe iniziative, sulla falsariga dei Campi Estivi americani, non hanno un gran senso “artimarzialisticamente” parlando e generano solamente un gran caos che contribuisce soprattutto a illudere chi vi partecipa facendogli credere di arrivare a padroneggiare una “certa conoscenza”, invece è solo sommaria esperienza in quel settore.

Come lo Yin e lo Yang, il Kung-Fu per essere praticato correttamente ha bisogno di due sole cose; Maestro e Allievo! Il resto, dovrebbe restare al suo posto e non interferire come sempre più spesso accade. Bastano solo loro due: un Maestro capace, un allievo coscienzioso e nient’altro. L’ambiente di pratica è solo un optional che oggi occupa un ruolo di centralità che non gli appartiene.

La ricerca, quella vera, è un intimo percorso sotto l’attenta guida di un ShiFu responsabile, diligente e attento. Tutte queste modernità commerciali, non trovano spazio in questo viaggio che è spesso intimo, personale. Non conta come uno è vestito, non conta il luogo dove si pratica, poiché il luogo idoneo di pratica è dove Maestro e Allievo si incontrano e dove l’uno trasmette la propria conoscenza all’altro, senza sovrastrutture.

Non a caso un antico detto cinese afferma:

“Quando l’allievo è pronto, il suo Maestro appare…”

maestro_e_allievo

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