Zhan MaDao: Fine Anno con il prestigioso “Masters Seminar 2016”

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                Come sempre ShiGong KuDeYi (Luigi GUIDOTTI), non si smentisce mai! Quest’anno, la sequenza da lui insegnata nel “Masters Seminar 2016”, sarà come sempre unica e prestigiosa. La lezione, destinata a un ristretto e selezionato numero di allievi partecipanti, che ne hanno espressamente fatto richiesta, avrà per tema l’utilizzo di una particolarissima arma, incorporata nello stile TaiJi TangLangQuan (Mantide TaiJi – mantide suprema) e anche nel QiXing TangLangQuan (Mantide delle Sette Stelle).

                    “Zhan MaDao” 斬馬刀, grande lama con il bastone di lunghezza variabile che termina con un anello e che si impugna con due mani. La sua versione più “lunga” è spesso chiamata “PuDao” 撲刀 e rappresenta una sorta di alabarda in uso presso la fanteria, adeguata a disarcionare la cavalleria durante le cruente battaglie nella Cina dei tempi antichi. Leggermente più corta e meno pesante, ma comunque più maneggevole, il PuDao è ispirato a un’arma classica e più famosa, utilizzata dal generale Guan Gong 關公 (Guan Yu). L’alabarda cinese tradizionale è lo “Yan YueDao” 偃月刀, “lo sciabolone” che si impugnava con entrambe le mani, mentre il nome della speciale arma utilizzata dal Generale Guan, era il “QīngLóng Yan YueDao” 青龍偃月刀, (Lama a mezzaluna del Dragone Verde).

pdzmd_                Il significato di Zhan MaDao (PuDao), tradotto letteralmente è la “Sciabola per tagliare il cavallo”, era un’arma a lama singola, caratterizzata da una lunga impugnatura a due mani, utilizzata specialmente durante la dinastia Song (960-1279) contro i Jin (1115-1234), molto utile per combattere un nemico a cavallo. Secondo la leggenda, il Zhan MaDao, risale all’imperatore dell’epoca Han, Cheng Di  (51 a.C. – 7 a.C.). Una sorta di grande sciabola con l’impugnatura lunga quanto un bastone.

                     Nulla è mai lasciato al caso; il mantenere viva la tradizione è un imperativo per il nostro Caposcuola e noi sappiamo, anche perché abbiamo la fortuna di poterlo vedere ogni giorno con i nostri occhi, che le scelte operate nel tempo dal Maestro GUIDOTTI vanno tutte verso un’unica direzione: quella di una TRADIZIONE senza compromessi. La scelta della parola “Kung-Fu”, in ciò che facciamo, non è solamente una questione di vocabolario, ma come nel raro caso del nostro Maestro, è un modo di vita.

                Oggi non è facile mantenere il più possibile intatto tutto ciò, forse perché semplicemente ci si applica dedicando poco tempo all’Arte e all’approfondimento lo studio, concentrandosi solamente sulle poche ore di allenamento in palestra o nel tempo libero. Ci si concentra esclusivamente sui pugni, sui calci, sulla tecnica e riducendo la pratica ad un semplice esercizio fisico e sportivo. Non per contraddire chi opera in questo modo, ma a qualcuno questa visione non piace affatto! Allo stesso tempo, non basta farsi una foto con un’arma o in posizione per definirsi “maestro” eppure… sappiamo che sono in molti a farlo.

                          Un vecchio detto afferma: “Il mondo è bello perché e vario” e il Kung-Fu è un’abilità acquisita con il duro impegno su se stessi. Una strada diversa da gare e competizioni agonistico-sportive, che magari aspirano al riconoscimento del comitato olimpico, a una medaglia…

                          Allo stesso tempo, la tradizione delle arti marziali cinesi, dovrebbe essere insegnata da chi nella propria vita, fa solo quello per tutto il santo giorno e soprattutto, non è mai sceso a compromessi seguendo le mode del momento. Un Maestro di Kung-Fu, non è uno che guarda verso una sola direzione, nel tempo egli apre gli occhi e la mente: è coerente, costante e profondo. Il suo sguardo spazia a 360°, il Kung-Fu è la sua vita! Per un vero Maestro, la sua pratica non è mai una gara sportiva, ma un continuo e lungo viaggio che lo conduce alla scoperta del suo “io” più profondo… quello più vero!

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By |2017-09-28T09:08:00+00:00novembre 14th, 2016|
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